Mar
23
2009

Analisi dei dati : centro di ascolto della caritas parrocchiale nella prima fase della crisi economica

Premessa : i presenti dati si riferiscono alle persone incontrate nel periodo Dicembre 2008- Febbraio 2009 durante le giornate e gli orari di apertura del centro di ascolto della Caritas parrocchiale.

Le giornate di apertura del centro di ascolto sono state nel complesso 15 di cui 8 sono stati i giovedì e 7 i sabati.

Rispetto al numero di persone incontrate nelle due giornate, vale la pena evidenziare che il giovedì pomeriggio è stato il momento di maggiore affluenza: dalle 25 persone in caso di brutto tempo, alle 40 in caso di belle giornate; 10, invece, sono state le persone mediamente incontrate nelle giornate di sabato mattina.

I volontari impegnati nelle diverse attività (boutique, ascolto, accoglienza) sono stati in tutto 28.

Le Persone incontrate sono state nel complesso 122: 38 uomini e 84 donne.

Il grafico evidenzia una netta superiorità del genere femminile che rappresenta il 69% del totale delle persone incontrate contro il 31% degli uomini

Il 91% delle persone che si sono rivolte al nostro Centro d’Ascolto è di nazionalità straniera. Sono state incontrate complessivamente persone provenienti da 14 nazioni diverse, con una netta prevalenza di marocchini, seguiti da ghanesi e albanesi. Gli italiani incontrati in questi mesi sono stai solo il 7% del totale ed è interessante sottolineare come la maggior parte di questi abbia preferito cercare un primo contatto con don Paolo, piuttosto che rivolgersi direttamente al Centro d’Ascolto.

Abbiamo ritenuto opportuno fare una scansione dell’età delle persone arrivate al centro di ascolto.

Dal grafico è immediato accorgersi che, escludendo il valore relativo al dato non pervenuto, il maggior numero di persone, il 35% del totale, rientra nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 34 anni e, se a costoro si aggiungono le persone di età compresa tra i 35 e i 54, la percentuale sale al 77%.

Essendo un Centro d’Ascolto parrocchiale, si è voluto fin da subito capire se le persone incontrate facciano parte o meno della nostra comunità. Come si legge dal grafico, solo il 10% appartiene al territorio della Parrocchia. Riguardo a questo punto risulta quindi prioritario decidere come orientarsi: indirizzare i propri sforzi solo verso i residenti (come fanno alcune Caritas di Modena) oppure optare per la creazione di una rete d’assistenza con le altre Parrocchie del Vicariato in modo da seguire in modo più efficace un maggior numero di persone. Infatti, guardando il grafico a fianco, si nota come gran parte delle persone ascoltate (circa il 35%), pur non essendo parrocchiana in senso stretto, appartiene alla Circoscrizione n.4 che coincide grosso modo con il Vicariato San Faustino di cui fa parte anche la nostra Parrocchia.

Interessante si rivela l’analisi del possesso del permesso di soggiorno.

L’aerogramma mostra che ben il 61% delle persone incontrate è in regola col permesso di soggiorno e, se si aggiungono gli Italiani, si scopre che il 65% del totale si trova in uno stato di bisogno ma non è clandestino.

Le persone senza permesso di soggiorno sono state invitate a recarsi al centro di ascolto diocesano, dopo aver opportunamente chiarito la nostra impossibilità ad aiutarli se non limitata ad un primo ascolto.

Gli ascolti hanno sempre avuto inizio con il conoscere lo stato civile di ciascuno e, dal sottostante grafico, è possibile osservare che più della metà delle persone incontrate al centro di ascolto è coniugato/a.

Sebbene non sia presente il dato relativo al numero di figli di ciascuno, dagli scambi verbali informali, possiamo affermare che una buona parte dei coniugati ha figli conviventi, molto spesso più di uno, e in età scolare.

Passando ora a considerare la dimensione delle relazioni famigliari all’interno dell’abitazione ciò che emerge è un quadro confortante. Infatti, solamente una persona su dieci vive da sola, mentre la maggioranza (il 66%) vive con parenti o familiari. Una fetta che rappresenta circa il 7% sul totale si trova a vivere con conoscenti o soggetti altri incontrati nel proprio percorso di povertà e migrazione. Le condizioni di maggior disagio sono una piccola percentuale (6%) e fanno riferimento ai senza fissa dimora e agli ospiti del Centro d’Accoglienza Porta Aperta. Abbiamo infine evidenziato un dato che faccia riferimento alle badanti (4%), categoria possiamo dire “sui generis” per quanto riguarda la dimensione relazionale all’interno dell’abitazione, perché comprende persone spesso arrivate da sole nel nostro paese, ma che attraverso l’assistenza che offrono, riescono a rientrare in un contesto familiare, seppur limitato all’ambiente di lavoro.

Abbiamo analizzato la condizione professionale di quanti sono venuti al centro di ascolto e, escludendo i dati non pervenuti e considerando che i senza fissa dimora non hanno occupazione, possiamo affermare che la percentuale dei disoccupati raggiunge il 62% del totale. Se poi aggiungiamo quanti hanno un lavoro irregolare, la precedente percentuale sale al 68%.

Abbiamo voluto, successivamente, analizzare la condizione professionale e lavorativa distinguendo la situazione degli uomini da quella delle donne.

Entrambi i grafici sono eloquenti in merito alla situazione presentatasi: sia nel caso degli uomini che in quella delle donne, le percentuali maggiori (54% e 45% rispettivamente) risultano essere quelle relative allo stato di disoccupazione, sebbene il dato relativo al genere femminile sia leggermente inferiore dal momento che una parte delle stesse è casalinga e pertanto non è alla ricerca di una occupazione.

Come ultima analisi si vuole guardare ai bisogni espressi e alle necessità manifestate dalle persone incontrate. Per riflettere su quest’ultimo grafico, bisogna ricordare che il Centro d’Ascolto, aperto a metà Dicembre, si è affiancato alla Boutique, una realtà consolidata e presente da molti anni nella nostra Parrocchia. Le persone ascoltate sono state, almeno inizialmente, i clienti abituali della Boutique, interessati quindi principalmente all’erogazione di abiti e qualche alimento. Questo ci aiuta a capire un valore così alto, pari al 36% del totale, per la categoria “vestiti”. il tipo di servizio erogato (di carattere assistenzialistico) ha di fatto condizionato il target di utenza richiamando spesso i “professionisti dell’assistenzialismo” che migrano di centro in centro alla ricerca di questo tipo di prestazioni Questo approccio al centro ha di fatto impedito lo sviluppo
complessivo delle azioni del centro verso una direzione caratterizzante il nostro stile di intervento; ovvero la creazione di legami e relazioni attraverso le quali provare percorsi di incontro e di prossimità nel tentativo di accompagnare i soggetti verso l’affrancamento dei propri bisogni.

Tralasciando ora questo aspetto, si vede come quasi la metà delle persone (49%) abbia chiesto di trovare un lavoro e questo dato è in linea con l’alto numero di disoccupati che abbiamo incontrato. La casa è stata espressa come un bisogno dai senza fissa dimora ma non sembra emergere, almeno da questi primi ascolti, un’emergenza abitativa a cui far fronte. I “beni” richiesti sono stati principalmente mobilio per la casa e biciclette. Infine, all’interno della voce “soldi” troviamo soprattutto richieste d’aiuto per il pagamento di bollette e spese legate alla casa.

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