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3
2010

CASA ZACCHEO : progetto di accoglienza per una famiglia nella canonica parrocchiale

L’appartamento “Casa di Zaccheo” è un luogo di temporanea accoglienza che si propone di rispondere alle necessità abitative di persone e famiglie in difficoltà – sia sociale e relazionale che economica – e si configura come “ponte”, in attesa che si aprano soluzioni definitive o più appropriate.

Questo appartamento, però, non è da considerare un’opera assistenziale ma va inteso come il naturale completamento della Parrocchia, pensando, secondo le intuizioni di don Mario Prandi, fondatore delle Case della Carità, a una Casa che sia il tabernacolo dove viene accolto Gesù povero. La Casa d’accoglienza nasce dalla Parrocchia come espansione dell’Eucaristia in essa celebrata e proprio la Parrocchia non può dirsi vera se l’Eucaristia non continua nella carità.

Deus caritas est: Dio si costituisce e si realizza nella relazione, e l’appartamento Zaccheo è luogo di incontro e di relazione autentica della Parrocchia con il Povero.

Ma perchè un appartamento in BVA?

I poveri al centro della Chiesa

Ogni volta che avete fatto questo ad uno di questi fratelli più piccoli…”

(Mt 25,31-46)

A volte si corre il rischio di considerare come cibo solo la Parola di Dio e l’Eucaristia, ma anche i poveri sono un nutrimento per la nostra vita cristiana. E’ Gesù che si dona a noi. Attraverso il servizio ai poveri, siamo chiamati a convertirci, cioè a trasformare la nostra vita in Carità.

La Carità copre una moltitudine di peccati” (1 Pt. 4, 8), conferma Pietro, e viene in soccorso alla nostre mancanze e alle nostre piccolezze.

Vivere la carità è connaturale all’essere cristiani, non è delegabile e deve andare insieme alla celebrazione e all’annuncio, così come ci ricorda anche Papa Benedetto XVI nell’enciclica “Deus Caritas Est”.

Infine, perché la Carità ci è necessaria per scardinare le nostre sicurezze, per metterci al riparo dalla certezza di avere già dato tanto, per richiamarci alla condivisione e a stili di vita più semplici e più sobri.

Chi vive l’appartamento diventa dunque una famiglia della Parrocchia e vive di ciò che dà la Parrocchia; cerca di partecipare, per quanto possibile e compatibilmente al proprio stato di vita, ai momenti più importanti della vita comunitaria ed è la Parrocchia stessa quindi che si prende cura dell’appartamento. E’ tutta la comunità parrocchiale che si preoccupa dei bisogni materiali e relazionali dei poveri accolti e della Casa. Con questo appartamento la Parrocchia accoglie i poveri e dai poveri si fa accogliere.

Storia ed evoluzione

L’appartamento Zaccheo nasce da un cammino intrapreso dalla Comunità parrocchiale di ascolto e di messa a servizio dei poveri del proprio territorio. Un percorso che in Parrocchia ha una lunga tradizione e che si fonda sul riconoscimento della bontà di cuore di molte persone della parrocchia, che non si sono fatte pregare e si sono segnalate sin dall’inizio per la generosità con cui hanno messo a disposizione tempo, soldi, ospitalità abitativa, disponibilità nel cercare e offrire lavoro. I settori di intervento in questi anni sono stati diversi e molteplici. Si hanno avuto e si hanno tuttora percorsi con i carcerati della nostra città, affiancamento agli ammalati del vicariato, attenzione alla mondialità attraverso viaggi missionari, sostentamento delle comunità locali e borse di studio per giovani brasiliani. Vi è un percorso che ha portato all’apertura della boutique per la donazione di vestiti usati e che dal settembre 2008 ha portato anche all’apertura del Centro d’ascolto. E’ proprio da questo percorso e su queste molteplici strade della carità che si pensa ora di proseguire verso un’accoglienza che possa dirsi più piena, stabile e della comunità nel suo intero.

Oltre ai servizi e all’ascolto dei bisogni e della situazioni ci pare da sempre importante stabilire un dialogo che crei le premesse per una relazione basata sulla reciprocità e la solidarietà. L’intento dell’appartamento è quello di compiere un salto ulteriore. Con questa nuova forma di accoglienza si vuole rendere la Parrocchia tutta davvero prossima alle famiglie che vivranno l’appartamento. Questa reciprocità nella relazione che si vorrà creare con le persone che abiteranno “Casa di Zaccheo” non dovrà nè essere subita nè imposta. Ma dovrà essere un percorso scelto, dagli ospiti a cui lo proporremo e dal Parroco insieme al Consiglio Pastorale. Si tratta di un’attività delicata, durante la quale le criticità famigliari potranno innescare conflittualità ma dove il cardine dovrà essere la creazione di una rete amicale di sostegno e accompagnamento che coinvolge tutta la Parrocchia richiamandola ad una maggiore responsabilità ed attenzione ai più deboli.

Principi ispiratori

Dal Libro del Levitico (19, 1-2. 33-34)

Il Signore disse ancora a Mosè: “Parla a tutta la comunità degli Israeliti e ordina loro: Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo.

Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio.”

1) Principio della gratuità

« Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date »

(Mt 10, 8)

Come cristiani, ci sappiamo creature e figli, uomini limitati e poveri sin dalla Creazione. Rendersi conto del proprio status di figli significa ammettere a se stessi quanto si è piccoli, di fronte a Dio e agli uomini, e allo stesso tempo rendersi conto e ringraziare dei doni ricevuti.

Chi si sente povero sa riconoscere meglio di chiunque altro il valore del dono.

Gratuitamente avete ricevuto è dunque il primo passo verso la carità, riconoscendo che tutto ci è stato donato, che siamo amati fin dal principio gratis, senza merito.

Carità è dunque riconoscere questa gratuità, esserne grati, ed infine saperla riprodurre.

Questo movimento non si deve fermare a noi, ma deve passare e camminare attraverso gli altri. Quella del Vangelo è una semplice legge che ci confida di non conservare per noi la gratuità, non seppellirla in terra come il talento della parabola, ma lasciarla fluire attraverso gli altri come è arrivata a noi.

2) Principio della solidarietà

Sappiamo fin troppo bene come i nostri problemi siano solidi e concreti, o almeno così li riteniamo noi: alla stesso modo, vogliamo intendere “solidarietà”. Come il rendere solidi e concreti i problemi degli altri.

I problemi dell’appartamento e di chi vi abita diventano dunque problemi della Comunità, vengono presi in considerazione nella loro concretezza, come fossero nostri e sono presi in carico dalla Parrocchia nel suo intero. E’ un ingaggio reciproco fra la Comunità e le persone accolte nel quale la stabilità e il consolidamento dei legami crescono e si sviluppano nel mutuo affidamento.

3)Concretezza

L’aprirsi maggiormente all’accoglienza con un appartamento non vuole assolutamente avere la pretesa di risolvere definitivamente i problemi di chi si trova momentaneamente in difficoltà abitativa: vuole, con molta semplicità e umiltà, cercare di essere un piccolo segno, un incontro fra singole persone e famiglie, in cui si metta al centro della Comunità parrocchiale chi vive un periodo della propria vita.

4) Comunità che ascolta e che risponde

L’appartamento è seguito da volontari e da un gruppo coordinatore e referente del progetto nominato dal Parroco. Tra i volontari c’è chi ha tempo, chi ne ha poco, chi non ne avrebbe ma ne trova. Ogni volontario agisce secondo le proprie possibilità. Con questi però è tutta la Comunità che si fa carico dei poveri accolti e incontrati, non delegando il servizio a pochi “specialisti della carità”, ma sentendosi corresponsabili delle necessità di chi si è fatto prossimo alla Parrocchia.

5) Lavoro d’equipe

I referenti di progetto insieme all’equipe del Centro d’ascolto proporranno i possibili ospiti al Parroco che deciderà l’ammissione dopo aver informato il Consiglio Pastorale.

Oltre all’attività di relazione con gli ospiti verrà inoltre calendarizzata un attività di back-office fra i referenti di progetto e l’equipe del Centro d’ascolto sull’andamento dell’accoglienza. Questi sono i presupposti per una sistematicità di lavoro che permetta non solo di essere (forse) più efficaci nell’operare ma che sia capace di lasciare tracce sulle quali costruire un percorso di pensiero e di sperimentazione valutabile e misurabile nel tempo.

Intorno alla squadra che così si forma e che si assume in forma stabile la conduzione del progetto, ci saranno anche altri volontari e persone della comunità parrocchiale, che in base alle competenze, alla disponibilità e alla necessità di relazione delle persone accolte verranno coinvolte.

6) Da povero a risorsa

I poveri non sono da considerarsi un «fardello»,

bensì una risorsa

(Caritas in veritate, 35)

L’appartamento vuole essere testimonianza di uno sguardo nuovo, che non vede nel povero solo un problema, ma invece lo riconosce come persona e come risorsa.

Risorsa come relazione, perchè da accogliere in tutta la pienezza di persona, spesso di lingue e culture diverse.

Risorsa come “specchio di noi stessi”, perché il Povero ci interroga nel profondo della nostra fede, interpellando le nostre mancanze e le nostre ipocrisie.

Risorsa come aiuto concreto per la Comunità, nei diversi carismi che gli ospiti possono donare.

7) Progettualità

Ciascuna accoglienza ha alla base il principio della partecipazione e mutualità: verrà infatti richiesto di partecipare alle spese mediante un contributo che potrà essere di natura economica o di servizio alla Comunità.

Le modalità concrete e la durata saranno concordate con il Parroco e i referenti di progetto ai quali è delegato l’accompagnamento, il monitoraggio e il sostegno della famiglia accolta nell’appartamento. Ogni progetto avrà dunque una durata definita e predeterminata in funzione degli obiettivi prefissati.

Si tratta di un’esperienza pilota: l’esperimento può essere allargato a altre case/famiglie della nostra parrocchia e/o di parrocchie vicine.

Obiettivi

  1. L’appartamento è una struttura di passaggio – e non la risposta definitiva al problema abitativo – in vista di un progetto che porti al superamento della emergenza relazionale o economica e preveda il rientro nella vita sociale del territorio. Alla luce di questo, l’ospitalità può avere durata massima di sei mesi, eventualmente rinnovabili, previo il parere del Parroco, una sola volta.

  1. L’appartamento è una ricchezza per la comunità parrocchiale che accoglie gli ospiti, i quali a loro volta diventano parte integrante della comunità stessa offrendo servizi secondo le proprie possibilità e carismi.

  1. La famiglia vivrà uno stile sobrio, fraterno e di condivisione. I compiti e i servizi all’interno della Parrocchia saranno da concordare fra la famiglia ospite e i referenti di progetto, secondo le possibilità lavorative, le competenze e il tempo disponibile.

Criteri d’inserimento

  • privilegiare le situazioni famigliari con minori (compatibili con gli spazi parrocchiali disponibili)

  • privilegiare situazioni in cui l’accoglienza possa rappresentare un fattivo e concreto contributo alla risoluzione dell’emergenza

  • privilegiare le situazioni con maggiore potenziale d’integrazione con la Comunità parrocchiale e il territorio

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