Giu
27
2009

Una comunità in costruzione – storia della bva 5

Organizzazione o spontaneismo?

Nonostante tutte queste iniziative e i tanti buoni propositi, nel gruppo dirigente della Parrocchia c’era anche la consapevolezza che non tutto poteva essere programmato e che la Parrocchia doveva fare affidamento su ciò che veniva dalla spontaneità della Fede, da cui nascevano forme nuove di partecipazione e strumenti di lavoro non del tutto preordinati. Questo valeva non solo in riferimento ai fermenti espressi dai giovani presenti nella collettività il cui contributo è sempre stato ritenuto prezioso e indispensabile, ma soprattutto in relazione ai problemi più urgenti che coinvolgevano l’intera comunità.

In quegli anni era nato anche il Consiglio Pastorale Diocesano e la BVA accolse le sue proposte sulle “scelte prioritarie per una pastorale della comunità ecclesiale”, modificando così l’organizzazione precedente e costituendo tre commissioni permanenti per la catechesi, la carità e la liturgia. L’unico elemento che non venne mai stato cambiato in quegli anni fu la commissione amministrativa che era molto impegnata specialmente nella costruzione della nuova Chiesa e che in realtà non ebbe problemi di interferenze con le altre commissioni pastorali.

Il lavoro che caratterizzò gli anni immediatamente seguenti alla “contestazione” si svolse all’insegna di un impegno umile e faticoso nella catechesi agli adulti: gli strumenti usati furono le assemblee nei locali della Parrocchia, gli incontri nei palazzi, la catechesi ai genitori dei bambini del catechismo, le omelie domenicali preparate comunitariamente; gli argomenti vertevano sul continuo confronto con la Parola di Dio, sui problemi concreti dell’uomo moderno all’interno della comunità cristiana e sull’impegno politico del credente; l’obbiettivo era sempre quello di continuare il cammino iniziato per creare un modo nuovo di essere Chiesa, veramente responsabile e in perenne atteggiamento di conversione e di annuncio evangelico. Sempre alla luce di quanto era emerso nel Concilio si decise di non rinnovare il sodalizio con l’Azione Cattolica, presente nella Parrocchia fin dall’inizio della sua storia.

Il quartiere intanto si stava espandendo: nel 1970 venne ultimato il Palazzo Europa, un grande complesso adibito ad uffici di vario genere. La comunità si sentì immediatamente chiamata ad accogliere i nuovi arrivati, soprattutto operai, invitandoli a partecipare attivamente alla vita Parrocchiale.

L’impostazione della vita Parrocchiale raggiunse una buona stabilità e efficienza. Gli organi della Parrocchia chiamati a coadiuvare il ministero del parroco erano l’assemblea dei cristiani adulti residenti in Parrocchia, il consiglio Parrocchiale e l’esecutivo. Il consiglio Parrocchiale era composto da 20 membri eletti fra gli adulti della Parrocchia e restava in carica tre anni. Era presieduto da un presidente e da un vicepresidente. Venivano spesso redatti bollettini e avvisi che riportavano lo statuto della Parrocchia e la sua organizzazione interna, l’elenco dei consiglieri Parrocchiali e dei responsabili dei settori pastorali, manifestando così il desiderio di una organizzazione ordinata ed efficiente.

La nota dolente di quegli anni restava la pastorale degli adulti: nonostante si fosse cercato in vari modi di rimediare all’assenza degli adulti dalla vita Parrocchiale, si erano ottenuti spesso scarsi risultati di presenza e un’adesione alle iniziative proposte inferiore alle attese ma restava la volontà di operare in tal senso con le famiglie giovani che frequentavano assiduamente la Parrocchia.

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