Apr
7
2009

una comunità in costruzione – storia della BVA 2

di Cristina Capozzi

Le prime iniziative

Nei primi anni, nell’ambito della catechesi e dell’evangelizzazione, erano attivi vari gruppi: il gruppo dei catechisti e degli animatori dei ragazzi, gli animatori degli adolescenti e dei giovani, un gruppo per la pastorale degli adulti e un gruppo familiare.

Per la liturgia esisteva un gruppo permanente di preghiera che si ritrovava ogni 15 giorni per l’adorazione eucaristica secondo le intenzioni della Chiesa, un gruppo per il canto liturgico e un altro che si riuniva tutte le settimane per una Messa in cui si dava molto spazio all’ascolto della parola di Dio.

Il settore pastorale svolgeva attività di assistenza economica e morale nei casi di bisogno; proprio in quegli anni stava nascendo un gruppo di animazione missionaria, collegato con l’Overseas di Spilamberto e un gruppo incaricato di tenere i collegamenti con il quartiere e la vita sociale in generale.

Esisteva un’unione sportiva gestita da genitori e ragazzi della comunità che avevano capito, sostenuti da don Gianni, che i ragazzi avevano bisogno dello sport come momento aggregativo. La San Paolo nacque subito dopo l’arrivo di don Gianni e prende il nome dall’appellativo che originariamente doveva avere la Parrocchia. Vennero costruiti ancor prima della Chiesa i due campetti in via Rangoni e in via Rainusso, occupando anche “abusivamente” il terreno. Era un modo per impegnare i ragazzi che allora si aggiravano in Parrocchia tutti i giorni senza una meta. Si creò così un gruppo sportivo composto da 5-6 squadre. Dopo pochi anni il comune organizzò i Gruppi sportivi che coinvolsero tutti i ragazzi e la San Paolo di unì alla Cittadella perché ormai la partecipazione dei ragazzi era scarsa.

L’amministrazione finanziaria per la costruzione della Chiesa e delle opere Parrocchiali venne affidata a un gruppo di tecnici che avevano il compito di provvedere alle pratiche burocratiche e all’esecuzione dei lavori. Per il reperimento di fondi, il consiglio poteva contare in particolare sul contributo volontario annuale da parte di ogni famiglia. Compito dell’ amministratore, dopo aver fatto i conti delle entrate e delle uscite a ogni semestre, era quello di presentare i bilanci al consiglio pastorale che li discuteva e approvava.

Il criterio principale dell’attività pastorale era il forte inserimento dei laici nella vita della Chiesa, voluto dai vescovi, come segno più evidente di una Chiesa rinnovata.

Le difficoltà non mancarono: la più grande fu quella di reperire collaboratori in attività sempre più complesse e che richiedevano sempre maggior impegno da parte dei volontari. Altre difficoltà minori spesso erano rappresentate dalle incomprensioni reciproche, dai malintesi, dalle piccole rivincite, anche se si è sempre cercato di far valere la stima vicendevole e la volontà di continuare a lavorare nella Chiesa. Gli aspetti positivi di questa struttura organizzativa, a volte macchinosa, erano il dialogo con i preti, fondato principalmente sulla partecipazione, un pluralismo vissuto senza traumi e scomuniche vicendevoli, una maggiore coscienza di essere Chiesa e quindi una maggiore responsabilizzazione nel vivere quotidiano.

Il primo regolamento della Parrocchia

Uno dei primi incarichi del Consiglio Parrocchiale fu quello di redigere un Regolamento che definisse la comunità, il ruolo dei laici nel suo interno, il peso del parroco come rappresentante del Vescovo, l’importanza del contributo di tutti i Parrocchiani nel buon funzionamento della Parrocchia e altri aspetti di carattere pratico legati al Consiglio.

Questo regolamento subì varie modifiche negli anni, ma sostanzialmente i principi che sancisce restarono immutati nel tempo:

  1. La Parrocchia è la prima comunità di vita cristiana, la più piccola parte della Chiesa che la contiene tutta intera, e si conferma coma: a) un’assemblea di salvezza, b) una famiglia di cui il vescovo è il padre, c) popolo di Dio in una comunità missionaria.

  2. Tutti gli appartenenti alla Parrocchia si faranno un dovere di partecipare all’assemblea eucaristica domenicale, attraverso cui la Chiesa attua l’opera di salvezza iniziata da Gesù Cristo.

  3. I Parrocchiani riconoscono nella persona del parroco la paternità e l’autorità del vescovo. Infatti il parroco rappresenta il vescovo nel presiedere l’assemblea eucaristica; ne è il Fedele trasmettitore nell’annuncio della parola di Dio; partecipa del suo potere di ordine nell’amministrare i sacramenti e al suo potere di giurisdizione nel governare la Parrocchia

  4. Tutti gli appartenenti alla Parrocchia, sacerdoti e laici, essendo parte del popolo di Dio, sono chiamati a contribuire all’incremento della Chiesa e alla sua continua ascesa alla santità.

  5. Per rendere pratica e concreta la collaborazione di tutti all’incremento della Chiesa, i capifamiglia affiancano all’attività del parroco, attraverso la propria assemblea, un consiglio Parrocchiale.

  6. L’assemblea Parrocchiale è formata da tutti i capifamiglia residenti nel territorio della Parrocchia.

  7. L’assemblea è presieduta dal parroco; si riunisce una o due volte all’anno; elegge un consiglio Parrocchiale e ne discute le relazioni sul lavoro svolto o da svolgere.

  8. Il consiglio Parrocchiale è formato da 15 membri eletti tra i capifamiglia, cristiani praticati cioè che partecipano all’assemblea eucaristica domenicale e sono obbedienti ai pastori della Chiesa.

  9. Il consiglio Parrocchiale elegge tra i suoi membri il presidente e il vicepresidente.

  10. Il consiglio Parrocchiale si riunisce normalmente ogni tre mesi

  11. Il consiglio Parrocchiale resta in carica tre anni

  12. Il consiglio Parrocchiale istituisce delle commissioni per lo studio dei problemi particolari, nominandone gli incaricati.

  13. Il consiglio Parrocchiale di comune accordo col parroco ha il compito di dirigere e coordinare le diverse attività della Parrocchia in ordine alla istruzione catechistica dei fanciulli; alla educazione religiosa e morale della gioventù, al promuovere attività ricreativa per la gioventù e per gli adulti, al suscitare iniziative a carattere culturale e religioso per giovani e adulti, al curare l’organizzazione esterna della Sagra Parrocchiale, delle altre manifestazioni religiose, l’orario delle funzioni.

  14. Il consiglio Parrocchiale amministra insieme al parroco le possibilità economiche della Parrocchia e cura un razionale piano edilizio per i diversi servizi.

  15. Il consiglio Parrocchiale deve promuovere attività sociali e avere un centro assistenziale dove la carità di cristo sia viva e operante (gruppo caritas)

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